GALS PANIC
di @
Luca Abiusi

galspanicflyer2.jpg (19719 bytes)Pieno di sentimento giapponese e ragazze giapponesi arriva Gals Panic, videogioco di slot machines e significative quantità di Volfied, che era stato realizzato da Taito l’anno prima come rifacimento di Qix con la linea che attraversava lo schermo scoprendo uno sfondo a tema, che ovviamente cambiava sul quadro. In Gals Panic la situazione è riferibile tranne che per questo fondale che rivela le femminili nudità, e con esse il genio di Kaneko. Che in effetti inventa. Lo sfondo muta occasionale verso alternative fantahorror, per indispettire chi scopre i tasselli centimetro dopo centimetro, lavoro di pazienza e perseveranza dove se esageri a tracciare arriva il mostro, e niente riquadro del reggiseno. Le ragazze si vedono in penombra. Kaneko vuole stimolare la fantasia. Le fantasie. Le modelle digitalizzate. Che in verità non lo sono, almeno non all’inizio. Le foto di lei svestita arrivano a chiusura del livello come premio dello stalking del monitor, e tutti dietro a guardare. O a far finta di non guardare. Gli anni ’90, adesso, potevano assumere un senso.

È in atto la rivoluzione cromatica degli arcade grazie alle innovazioni tecniche portate da Sega e da un’altra software house chiamata Capcom. Kaneko, per diventare come loro, si avvale del fotoritocco per non concedere margine all’immaginazione, e ritrae su disegni a mano e fotoscatti in hi-res. Gals Panic è videogioco in cui solcare tramite sfera una sequenza di linee passanti a visus al fine di chiuderle e realizzarne svelamento del fronte interno. Complicanze. Può sembrare gioco per tutti eppure all’atto pratico la questione assume una direzione che lo sprovveduto non aveva previsto da che il display è grossomodo invaso di oggetti e cose che si muovono quali possono rivelarsi gli insetti che rallentano la velocità al passaggio o le schegge che attraversano le righe testé disegnate. Si dovrà a collisione concedere vita. Ma bisogna prima scegliere tra sei ragazze. Queste detengono tre livelli di strip. Per cui a schema compiuto arriva la performance (a schermata fissa) di loro deprive di veli che ammiccano. È possibile che al tempo fossero modelle di una certa fama. Ma non ne abbiamo conferma. Interviene allora il passaggio intermedio dove fa apparizione una slot machine che può realizzare il superbonus ma anche il declassamento con la decurtazione del tempo limite al livello successivo. La sfida resiste. E in effetti i motivi di continuazione sarebbero sei almeno. Potevano mettere più ragazze. Ma le hanno preservate a uso del sequel.

In Gals Panic succede che lo sfondo con la donnina muti all’improvviso verso qualcosa di più legale, immagini di pupazzi che siano conseguenza dell’attendismo al tratteggio, ma è situazione comunque ribaltabile con l’accerchiamento di una disposta figura di ripristino (un piccolo angelo). Per quanto tanta struttura avesse precedente riscontro e si conoscesse, quello di Kaneko resta un titolo di notevole intrattenimento, di atmosfere cromatiche brillanti e delirio erotico adolescente inedito. Il clamore ci fu. Al tempo, in queste sale giochi ancora popolari, vien formandosi attorno il cabinato di Gals Panic la calca dei curiosi che più che entrare in partita (previsto il gioco in due simultaneo) desidera sbavare sulle generosità di queste giapponesi in swimsuit. Poiché non c’era internet. Al massimo c’erano le riviste vietate ai minori. Le videocassette che costavano assai. Le grafiche sono gradevoli. Sebbene queste si limitassero a figurare schermate digitali e qualche sprites animato, la trasparenza di rossi e di blu in silhouette può essere opzione visuale utile a ritornare al luogo del videogioco autentico, oltre la volgarità dello strip poker e di certe produzioni per consumo domestico da edicola su cui ci si intratteneva con la porta chiusa a chiave. Musicalmente si resta nella media. Vi è qualche interessante campionamento voyeur e ci sono le canzoni melodia del puzzle game da ascoltare senza impegni, che però sono allegre e fanno del bene. Mirabile, codesta Kaneko. Con una mano dà alla luce il notevolissimo Air Buster, con l’altra dà nuovo credito all’idea dell’arcade a sbloccaggio compartimentale che fu della Taito, riuscendo a ottenervi una deroga sulla data di scadenza. Negli anni, il titolo avrebbe piegato verso il disegno manga e si sarebbe evoluto. Avrebbe introdotto nuovi sistemi di sopravvivenza al mostro e a fine Novanta sarebbe diventato eccelso.






 

  Piattaforma Coin-op
  Titolo Gals Panic - ギャルズパニック -
  Versione Giapponese
  Anno immissione 1990
  N. Giocatori 1/2
  Produttore Kaneko, Taito
  Sviluppatore Kaneko
  Designer ...?
  Compositore ...?
  Sito Web ...?
  Sist. di controllo Digitale - Joystick
  Numero tasti 1
  Orientamento Verticale - Tate Mode
  Scrolling No
  Risoluzione 256 x 224
  Formato PCB - Taito 68000 Based
  Emulazione Completa [testato su MAME]
  Genere Puzzle Game
  Rarità
  Quotazione 50 - 70 €
  OST No

 

Gals Panic, per il cui sviluppo Taito concesse a Kaneko i diritti intellettuali di Qix e l’hardware di Volfied, mette in mostra sei modelle emergenti nel settore dell’hard giapponese: di Shiori Asano non si è trovate testimonianze di lavori precedenti o succedenti Gals Panic, ma le restanti cinque si vede che hanno fatto carriera.