BENEFACTOR
di @Luca Abiusi

alienbreedcover2.JPG (8593 bytes)Se si deve insegnarla per davvero la storia del videogioco quantomeno si incominci da Benefactor, che sarebbe il titolo perfetto su cui investire per farsi una cultura visto che puzzle e platform vengono resi uguali difronte a questa soluzione action che esemplifica e crea profonda l’interazione miniaturizzata. Un titolo rilevante non solo per il marchio Amiga ma bensì portante per unicità nell’intero arco degli anni ’90. Di recente Taito se ne è uscita con tale Exit che viene spacciato alle masse come titolo dal concept assolutamente originale, sebbene poi noi tutti si sapesse di un Benefactor realizzato più di dieci anni prima, ma quantomeno si può scoprire così di una Taito incline all’amighismo di cui non si aveva sospetto e quindi ottenere ulteriore punteggio di merito sulla opera Digital Illusions. Come Worms e Lemmings, Benefactor fa uso del gameplay multistrato tipicamente occidentale: l’abilità nel risolvere enigmi sarà centrale quanto la precisione di salto tra piattaforme e la velocità di evasione dalle insidie nemiche. Dinamismi che s’incrociano completandosi vicendevolmente, a rivoluzione del rompicapo classico e per una microsfera intrisa di dettaglio esteriore.

Pupazzo che deve portare in salvo pupazzetti. La mappa, esplorabile preventivamente, si estende per kilopixel importanti tal da apparire a occhio umano gigantesca. Interessanti le diavolerie pensate dai realizzatori per complicare il salvataggio di pupazzi piccoli: meccanismi a motore sbloccabili con doppia leva, mostri giganti che schiacciano, appigli soprelevati, piattaforme semoventi, chiavi da conquistarsi per sbloccare porta, macchine del teletrasporto, passaggi segreti a doppia uscita. I quadri di Benefactor sono intricati labirinti cerebrali che non possono essere risolti senza che non vi sia stato prima un meticoloso studio delle possibilità d’uscita e di risoluzione. Il level design diabolicamente astuto invoca il ragionamento portando alla completa simbiosi con gli spazi e il protagonista stesso, la cui estrema agilità si contrappone alla idiozia dei pargoli che si dovrà estrarre in salvo. Questi pseudobambini sono scemi. Come i Lemmings proseguono dritti senza riconoscere il pericolo e allora tu, in quanto benefattore, dovrai spianare loro la strada percorribile facendo in modo che arrivino alla via di fuga grossomodo incolumi. Una odissea. La sfida non sembra evidenziare luoghi di stanchezza; l’argine di complessità degli enigmi, quindi, si innalza in modo sensibile davanti a ogni nuovo schema e si abbassa a livello intermedio come preludio del quadro ostile dove se manchi un singolo appoggio muori presto.

Benefactor agisce all’interno di una struttura chimicamente esatta. Pur malgrado la visibile estesione delle mappe e l’elevato coefficiente di difficoltà la opera dei Digital Illusions aderisce come un guanto ai tempi di reazione dell’essere umano medio. La presenza di codici di inserimento per il singolo quadro non garantisce l’immunità alla frustrazione se si consdiera che una volta morti si deve ricominciare dall’inizio, quale che sia lo stadio di avanzamento raggiunto. Ma è cosa buona e giusta; Digital Illusions provoca il consumo, istruisce lo stato di attenzione necessario all’adempimento finale. E poi ci si inchina dinnanzi a una stesura tecnico-grafica sofisticata, con questa estesa palette di colori culminante in una tecnica di colorazione che su Amiga non si vedeva dai tempi del Team17 e di Rico Holmes. Il dettaglio racconta di un Patrik Bergdahl maniaco che genera pixel che si muovono al sessantesimo dentro un display PAL in overscan che canta. I livelli assumono vita di fianco al persistente oggetto della diversione, le cose che si muovono di conseguenza all’atto, la macchina dello spostamento del moto. Di sottofondo arrivano suoni che rendono lustro al chipset deputato di Amiga e si dovrebbe in proposito metter sù l’edizione CD, che ha un missaggio delle tracce di qualità vagamente MIDI. Indubbiamente un capolavoro di struttura ingegneristica, codesto Benefactor. Nel semplicismo di un sistema di gioco apparentemente arcade prende forma un programma il cui procedimento a enigmi può essere radicale come anche illuminante attraverso i passaggi di assoluta difficoltà e morte occasionale, ancorché sia verosimilmente il suo concepire il gesto d’interazione a farne videogioco immune al tempo e ai tempi, opera angolare da elargire al futuro.










 

  Piattaforma Amiga ECS / OCS / CD32
  Titolo Benefactor
  Versione Europea
  Anno immissione 1994
  N. Giocatori 1
  Produttore Psygnosis
  Sviluppatore Digital Illusions
  Designers Thomas Andersson, Patrik Bergdahl, Andres Axelsson, Fredrik Liliegren
  Compositore Olof Gustafsson
  Sito Web dice.se
  Sist. di controllo Digitale - Joystick
  Numero tasti 1
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Laterale
  Formato Floppy Disk / CD-Rom
  Numero supporti 3 / 1
  WHDLoad Sì [link]
  Genere Platform / Maze
  Rarità
  Quotazione 25 - 30 €
  OST No

 

Del videogioco esiste altresì una edizione Amiga CD32. Posto che quest’ultima non utilizza il chipset AGA, va menzionato il suono remixato in studio e un differente layout dei menu. In accordo con una intervista concessa da Digital Illusions ad Amiga Report, una edizione Mega-CD era inizialmente in lista di uscita. Il progetto fu realisticamente abbandonato sulla scorta del non esaltante volume di vendite ottenuto dai formati Amiga.

                                  




























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