DREAMWEB
di @Luca Abiusi

dreamwebcover2.JPG (13721 bytes)Le Sette Forze Del Male hanno deciso di attaccare Dreamweb, la rete cybernetica esercitante il controllo. E invero sì, un po’ Matrix, questo Dreamweb, quando mette in parallelo la realtà col surreale del trip neuronico, ma il film giunse più tardi. Assai più tardi. Quindi Dreamweb è avventura cyberpunk pensata per utenze mature, ed è intrisa di sesso, droga e rock’n’roll, e il sangue è onnipresente. Sicché Creative Reality racconta di un mondo privo di etica e crepuscolare, notturno, virulento. Il fumettismo di Lucasfilm sembra distante un anno luce. Due anni luce. Adesso si partecipa di una rilettura fantascientifica traumatizzante che parla di esoterismo e di non si sa cosa, almeno all’inizio, quando c’è bisogno di orientarsi, muoversi all’ispezione. La ristrettezza del visus non fa che aggravare il senso di inadeguatezza, dimostrandosi, alla fine, una opzione di programmazione più stilistica che dovuta a limitazioni tecniche. Vi è ancora il “punta e clicca”, che seppure con qualche primizia – lo zoom tracciante – rimane immutabile rispetto ai meccanismi delle avventure del periodo.

Alquanto sottostimato intorno alla sua pubblicazione, perché non così impavido nelle estetiche, Dreamweb realizza adesso lo stato di culto. Il “passaparola” ha fatto in modo che dopo diversi lustri l’avventura di targa Empire ottenesse riconsiderazione per il meccanismo di trame che si dissipano gradualmente verso il thriller psicologico delle narrative cyberpunk; accostando, nei margini di un’interfaccia evidentemente stilizzata, le classi semantiche di Revolution Software, che col suo Beneath A Steel Sky si era conquistata la scrittura videoludica di avanguardia, il protagonista muove in questi ambienti di ruggini e immondizie, stati metafisici, shock “grafici” à la Policenauts dove il puzzle solving è di norma, seppure che la complessità di taluni enigmi può ritornare eccessiva sul lato della cognizione, dato che sovente il ragionamento logico si fa nebuloso e la risoluzione un fatto apparentemente incidentale. Eppure la barriera d’intralcio viene eretta in funzione di sceneggiatura, per cui, e a meno di non essere congenitamente inabili all’esercizio della combinazione degli oggetti, l’eventuale non che prematuro abbandono del videogioco è tuttavia da escludere.

Dreamweb ti tiene lì. È solo di striscio accaduto di ritrovarsi coinvolti in un così maturo delinearsi dello script, alla notte, che ti fa camminare dentro agli spazi subnormali con questo protagonista che vuole allontanare il vituperato stereotipo e, ancora, definire una psiche di riferibilità contestuale per cui il suo stato di coscienza – e di incoscienza – usi riflettersi allo scuro cromatico del territorio distrettuale, modificandosi in parallelo. La questione delle grafiche inferiori a raffronto dei giocattoli a puntamento prodotti dalla LucasArts è un falso storico: Dreamweb crea visuali minime eppure di largo dettaglio, in una finestra grafica che restringe in accordo alle anatomie di rarefazione, e che occupa altresì la zona centrale dello schermo a focalizzare la sequenza, rendere il momentum della scoperta un fatto significativo e irripetibile. Meritevole di credito la colonna sonora discreta, mai invasiva, e che di fianco a questi effetti ambientali di sintesi in real time rende l’equilibrio di un lavoro strettamente concettuale, istruito per mantenere una certa continuità con gli schermi grondanti ossido di azoto. Rimarchevoli, i game designer di Creative Reality. Scrivono un codice di struttura tale che pure a ricavarne erronei indizi sul modesto sfruttamento dei personal computer forniti di monitor rgb e scrivanie non rimanga altro che di collocare il loro Dreamweb nella classe di riferimento delle avventure dei primi anni Novanta, nel momento in cui il settore poteva ancora dire qualcosa nei termini della credibilità autoriale, e quando si poteva raccontare storie a partire dalle suggestioni testuali, e non giusto dalla superficie delle immagini in bitmap.









  Piattaforma Amiga ECS / OCS / AGA
  Titolo Dreamweb
  Versione Tedesca
  Anno immissione 1994
  N. Giocatori 1
  Produttore Empire Interactive
  Sviluppatore Creative Reality
  Designers Nail Dodwell, David Dew
  Compositori Matthew Seldon
  Sito Web ...?
  Sist. di controllo Analogico - Mouse
  Numero tasti 1
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Assente
  Formato Floppy Disk
  Numero supporti 4
  WHDLoad Sì [link]
  Genere Adventure
  Rarità
  Quotazione 40 - 60 €
  OST No

 

Vi è da dire che il videogioco non venne mai tradotto in italiano per macchine Commodore, dacché ottenne localizzazione unicamente per i versanti PC MS-Dos (lavoro lustrabile, buona qualità delle traduzioni). Su Amiga 500, sebbene residente su quattro floppy disk, il videogioco limita lo swapping. Ciò nondimeno, il titolo viene munito di apposito installer per disco rigido. L’edizione AGA, cromaticamente estesa fino a 256 gradazioni per rispondere alla parallela conversione MS-Dos risulta invero distinguibile appena dall’originale ECS, ma pur realizza un suono a questa evidentemente superiore. Quindi come esclusività MS-Dos Dreamweb avrebbe infine ottenuto una confezione CD con traccia inedita.