IT CAME FROM THE DESERT
di @Andrea Chirichelli

itcamecover2.JPG (16733 bytes)Negli anni ’50 Hollywood sfornò una lunga serie di film a basso budget che vedeva la Terra attaccata a rotazione da api assassine, cavallette mutanti, tarantole troppo cresciute e, dulcis in fundo, formiche atomiche. Proprio prendendo spunto da una di queste pellicole, Cinemaware firmò, nel 1989, uno dei suoi più celebrati best-seller: It Came from the Desert. L’incipit del gioco causò un aumento spropositato di slegamenti mascellari, a causa del perfetto connubio grafico/sonoro, sublimato in una presentazione del gioco che definire storica è quantomeno riduttivo. Ritroveremo, come in ogni produzione Cinemaware, la fusione di elementi squisitamente strategici a situazioni strettamente arcade e quindi da vivere in prima persona. Una formula vincente che assecondava i palati di una vastissima utenza di videogiocatori, che in un tale visus riuscivano ad assecondare le proprie predisposizioni ludiche senza assuefarsi a un unico stile di gioco.  

Graficamente i parossismi visivi del titolo si sprecavano. Impossibile dimenticare i primi piani, che occupavano tre quarti di schermo, dei formicoli, ai quali bisognava staccare le antenne per renderli inoffensivi, l’eccellente qualità delle schermate statiche di raccordo tra un giorno e l’altro (il titolo copriva un periodo di tempo definito entro il quale scovare il formicaio e eliminare la regina madre) e le splendide animazioni delle fasi aeroplaniche, durante le quali si scandagliava il territorio della cittadina in lungo ed in largo, alla ricerca di indizi e spunti per elaborare una strategia vincente. Nonostante l’assoluto livello cosmetico, It Came rimase nelle menti dei giocatori soprattutto a causa della sua atmosfera tesa e cupa, anche grazie a una incisiva colonna sonora. L’attesa, il sospetto, il terrore di non essere al sicuro nemmeno nelle proprie case rendeva l’opera Cinemaware un saggio antropologico, una discesa agli inferi, una straordinaria anticipazione di temi che blockbuster recenti come Biohazard e Silent Hill avrebbero poi decodificato e riproposto in un formato mainstream accessibile a tutti.

Sul fronte longevità il giudizio è più che positivo. Seppure ancorato alla sua natura di adventure, che strutturalmente non si presta alla rigiocabilità, il gioco si presenta piuttosto lungo e con un livello di sfida atto ad accrescere in modo graduale la difficoltà. Senza trascurare il fatto che, tempo dopo, sarebbe uscito un aggiornamento che ampliava la storia offrendo al giocatore ulteriori stimoli. Una peculiarità di It Came from the Desert fu, infatti, l’essere uno dei primi giochi a poter vantare un mod/data disk/elemento ludico aggiuntivo, incarnato in Antheads, sublime addendum che la casa americana fornì ad una comunità ludica insaziabile un anno dopo l’uscita del titolo principale. Antheads, oltre a migliorare e sgrezzare alcuni elementi imperfetti di It Came, proponeva un eccellente effetto morphing nel momento in cui le teste dei nostri concittadini si “trasformavano” in teste di formiche. A riprova del successo del franchise, si deve inoltre ricordare che It Came from the Desert fu anche il primo e ahimè unico titolo Cinemaware ad essere ampliato verso una pionieristica versione in CD-Rom per PC Engine (TurboGrafx 16). Ricordo come fosse oggi un numero di TGM, con le pagine ancora in bianco e nero, riportante la notizia e alcune foto di quella storica produzione: al posto degli sprite, attori digitalizzati e una colonna sonora stereofonica che sfruttava perfettamente il supporto digitale. Cinemaware allo zenit della sua storia stava imboccando la strada che l’avrebbe poi portata al fallimento, ma senza le sue ardite sperimentazioni noi oggi, forse, invece di baloccarci con Psp e fantasticare su chip Cell e engine potentissimi staremmo ancora a contare gli strati di parallasse dei fondali dei videogiochi.









  Piattaforma Amiga OCS
  Titolo It Came from the Desert
  Versione UK
  Anno immissione 1989
  N. Giocatori 1
  Produttore Mirrorsoft / Cinemaware
  Sviluppatore Cinemaware
  Designers Randy Platt, Tom McWilliams, Jeffrey Hilbers, Jeff Godfrey
  Compositori Greg Haggard, Jim Simmons
  Sito Web www.cinemaware.com
  Sist. di controllo Analogico - Mouse / Digitale - Joystick
  Numero tasti 1
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Multidirezionale
  Formato Floppy Disk
  Numero supporti 3
  WHDLoad Sì [link]
  Genere Cinematic adventure
  Rarità
  Quotazione 40 - 60 €
  OST No

 

Del videogioco si attesta l’esistenza di tre adattamenti esterni. Tuttavia, l’unico port diretto avviene su MS-Dos. Difatti su PC Engine CD e Mega Drive si tratta perlopiù di edizioni standalone pensate per adattarsi all’hardware ospitante; se sul sistema Nec il titolo conserva comunque la sua originale struttura di adventure cinematico, sulla console Sega – in proposito, il titolo non è mai uscito ufficialmente: venne reso scaricabile in formato Rom solo agli inizi del 2000 dalla stessa Cinemaware – questi si trasforma in uno sparatutto à la Gun Smoke. Nel 1990, per il solo formato Amiga, esce “Antheads”.