MIRROR’S EDGE
di @Luca Abiusi

Come tutti i grandi giochi, Mirror’s Edge brucia in fretta. D’altronde un certo Another World lo avevamo consumato in una manciata di ore serrate, quasi trent’anni fa, senza mai curarci dell’incombente finale. Un titolo come Mirror’s Edge, la cui scrittura va a coprire le dinamiche ondulatorie della corsa in acrobazia e dei corpo a corpo definitivi, e il cui centro icastico si inquadra nella essenza del colore, ha dietro di sè un processo creativo imponente, scientifico. Eviteremo di considerare come “videogioco” la opera DICE, per distanziarci da un certo tipo di utenza e avvicinarci alla innovazione di una nuova estetica, di una nuova meccanica, di una nuova percezione del movimento. Non si tratta di un pedestre sparatutto in prima persona. Sono gli occhi di Faith a osservare il mondo e a determinarne le modifiche spaziali, in questa corsa disperata che diviene un flusso continuo di salti, capriole, kung-fu stilizzato. In un certo senso, Mirror’s Edge è un Prince of Persia postmoderno in cui al posto della scherma vi è la pistola, e sebbene manchi lo scandire del tempo limite – a questo ci pensa il time trial – si è incalzati dalla necessità di fuggire.

In una parola: vertiginoso. Sfondi una porta e ignori cosa vi sia oltre il bordo, se una scala, un dirupo, un agente. La “prospettiva del runner” aiuta a orientarsi velocemente e a prendere confidenza col sistema di controllo, basato sulla alternanza degli shift e comunque di semplice assimilazione. Si è pensato di concepire un action game privo di pause, che potesse sorprendere più per forma registica che per la quantità di azione suggerita dal gameplay. Si corre, si salta, si slitta, ci si arrampica, ci si appende, ci si schianta: ogni singola movenza portata a compimento attinge dalla precedente e si incastra nella seguente in un circolo vizioso di pura estetica. Durante la corsa è possibile applicare il sistema della catapulta e dell’elastico sulle pareti, per poi avventarsi con un calcio volante sul poliziotto di guardia, fargli fare una piroetta, stordirlo e disarmarlo in una sola mossa. Appagante. Eppure Mirror’s Edge non incoraggia l’uso delle armi, malgrado sia necessario fare fuoco sul nemico quando lo stesso è in numero soverchiante. Gran parte della avventura è risolvibile col depistaggio, aggirando gli agenti per coglierli di sorpresa e squagliarsi non appena si presenti una via di fuga percorribile; il disorientamento, possibile nei bruschi movimenti della telecamera, viene limitato dalla funzione del tasto B, indicante la direzione entro cui procedere. Indubbiamente, DICE ha eretto una forma di interazione rivoluzionaria, che scuote alla fondamenta i principi del videogioco in prima persona e che smonta lo stereotipo visivo dello sparatutto tridimensionale.

Dichiaratamente antifascista, Mirror’s Edge assume forma in un futuro asettico, scenario di oppressione e dottrina del controllo. Un complotto vorrebbe eliminare definitivamente la corrente dei Runners, cui Faith appartiene, quindi l’evoluzione del narrato progredisce con una netta presa di posizione politica, per una volta non capziosa trattandosi di un videogioco, e per una volta necessaria, assumendo il buco cerebrale della progenie IGN, ed è lampante quanto colta sa essere la virtualizzazione del reale descritta da Digital Illusions, che si concede il lusso di istruire un modello architettonico squadrato capace di profetizzare su questo nuovo “1984” rivestito di facebook e dinamiche di massa derivanti; Mirror’s Edge possiede il codice. Le risorse delle console cosiddette HD vengono finalmente liberate per atti di creazione e non giusto per nutrire il polygon count. I colori realizzano un nuovo tipo di illuminazione per le tessiture, e tutto appare lucido, pulito, limpido, luccicante. Il motore 3D muove con fluidità un assetto tridimensionale che non sembra cedere dettaglio anche nelle inquadrature ravvicinate, e che anzi esalta la fisicità delle figure anatomiche in movimento. Possiamo dire che il suono è qualcosa di battente. Gli effetti in surround danno la vera, auntentica impressione di realizzarsi in tempo reale: il rumore delle scavatrici, il sibilo del vento, il cozzare del metallo delle gru, la gomma stridente delle scarpe di Faith restituiscono la imponderabile sensazione di “respirare” in un mondo plausibile, vivente. Un sound che si eleva, ancora, per l’ispirata vocalizzazione di Lisa Miskovsky, che prima di Mirror’s Edge era abbastanza sconosciuta e che adesso* risulta in cima ai singoli scaricati dall’itunes store. Digital Illusions, software house che abbiamo imparato ad amare grazie a Benefactor, torna alla grandezza di un tempo e dispensa una opera di efficacia mirabile, di quelle che ti caratterizzano un decennio e che allo stesso tempo esplorano il ramo alternativo del videogioco vettoriale. Come ICO e Shadow of the Colossus, Mirror’s Edge trascende il banale intrattenimento: sarebbe opportuno immolarsi alla opera Digital Illusions con la inesorabilità di chi è pronto a oltrepassare lo spettro delle convenzioni.

* Fare riferimento alla data di recensione [menu Xbox 360].













  Piattaforma XBOX 360
  Titolo Mirror’s Edge - ミラーズエッジ -
  Versione Italiana
  Anno immissione 2008
  N. Giocatori 1
  Produttore Electronic Arts
  Sviluppatore DICE
  Designers Senta Jakobsen, Thomas Andersson, Johannes Söderqvist, Per-Olof Romell [....]
  Compositori Ben Minto, Mari Saastamoinen-Minto, Malin Arvidsson, Lisa Miskovsky (vocals)
  Sito Web www.dice.se
  Sist. di controllo Analogico - Joypad
  Numero tasti 8
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling 3D Scaling
  Formato DVD-Rom
  Numero supporti 1
  Compatibilità NTSC-J [No] NTSC-U/C [No] PAL [Si]
  Genere Cinematic Platformer
  Rarità
  Quotazione 10 €
  OST Sì [Mirror’s Edge Original Videogame Score, 2009, EA Recordings]

 

Lo sviluppo di Mirror’s Edge avviene in parallelo su Xbox 360, Playstation 3 e Windows PC. Non ci è sembrato di avvistare significative difformità tra le prime due piattaforme, ciò nondimeno il versante PC, che offre accesso alle librerie Nvidia PhysX, si avvale di effetti particellari specifici oltreché di una opzionabile risoluzione di 1920 x 1080 pixel. Del videogioco verrà prodotta una riduzione formato iOS e Windows Phone di matrice isometrica lineare che del referente manterrà giusto il nome. La versione tre e sessanta di Mirror’s Edge rientra nel parco titoli “enhanced backwards” di Xbox One X. Ciò vuol dire che sulla nuova console Microsoft il gioco potrà essere visualizzato in 4K HDR.