MONKEY ISLAND 2: LeChuck’s Revenge
di @Luca Abiusi

lotus2_cover2.png (75454 bytes)Hanno infine abolito le avventure grafiche a puntamento. Le hanno rese illegali attraverso una legge promulgata dalla confederazione dei giochi dove si spara e si cercano oggetti. Il decretum non ha fortunatamente effetto retroattivo e questo consente che si scavi nel passato alla ricerca di una verità ludica che non sia il prevedibile revival per nostalgici della vecchia scuola. Il rifacimento in alta definizione. Con Monkey Island 2 il videogioco ritorna a vivere, e con esso tutto un trascorso di letterature brevi e gameplay dell’intuito. Un nome: Ron Gilbert. LucasArts puntava sulla intelligenza del copione, sulla capacità di stimolare il cerebro a mezzo dialoghi paradossali e situazioni al limite della demenzialità, ma pure preservando il fascino avventuroso della caccia al tesoro, dei riti magici, i misteri dei Caraibi. Ma, ancora, Monkey Island 2 è una netta evoluzione rispetto al precedente episodio, dacché lo stesso viene surclassato sul profilo della difficoltà generale, sensibilmente aumentata, della longevità e quindi di una mappatura geografica che, adesso, mira all’estensione.

Trasferire i duecento e più colori della versione dos non era su carta un fatto agevole, ma alla fine ci ritroviamo su estetiche grossomodo raffrontabili, malgrado l’occorsa scrematura. Anzi, a momenti il dettaglio strutturale sembra ascendere e, in talune circostanze, la brillantezza cromatica ravvivarsi. Le trentadue gradazioni ECS viste su segnale RGB e in NTSC (tranquillamente selezionabile in fase di boot) rendono palesemente meglio della bassa risoluzione standard dei monitor in VGA. Ma non si poteva dire, ai tempi. Piuttosto, e di là delle considerazioni tecniche di traslazione, quel che emerge è la assoluta qualità delle illustrazioni, prevalentemente a stile pittorico, che cromatizzano sinuose le gradazioni e sfumano sull’orizzonte, al tramonto. I grafici LucasArts si riprendono l’impressionismo di Manet irriverenti, profanatori dell’arte, e vogliono iniettare le risultanti vernici al centro di una idea che si concili immanentista alla ciurmaglia. Il disegno degli sprite è corpulento. E nondimeno, le animazioni risultano più fluenti in quanto provviste di un superiore numero di fotogrammi. Si osservi pure le sequenze di intermezzo. Le movenze di Guybrush. Per cui il suono. Che risulta orfano del contributo di Hülsbeck ma che comunque riesce a trasferire in atto indolore le sintesi dell’edizione PC, pur mancando l’allarmante livello di definizione acustica del precursore. Va anche detto che Amiga non poteva contare su imuse, l’algoritmo di riproduzione MIDI dei territori MS-Dos.

Monkey Island 2 insegna su dove può arrivare l’immagine quando affissa al mestiere del racconto. Annichiliti dalla new wave delle avventure contemporanee, i cui risvolti di copione si realizzano sulla sterilità degli intermezzi esplicativi (lettura di documenti, narrazione in terza persona), avevamo dimenticato che, volendo, si potesse divenire Noi stessi il veicolo della fruizione testuale. I dialoghi, praticamente. Discutere con i personaggi che si incontrano, estirpar loro l’informazione, carpirne con occhio vorace le personalità è quanto si è obbligati a fare in Monkey Island 2, come anche nelle restanti avventure LucasArts dell’era bidimensionale, del resto. Ma qui si eccede. Mai come nel presente videogioco l’idea avventurosa dei primi anni ’90 si impone per definire il gameplay dell’intelletto, che prevede l’utilizzo della ragione, che non si concede al manovrante per indicargli la via da seguire e che deputa al suo intuito gran parte della costruzione degli eventi. Vi risparmieremo la trama, come è Nostra abitudine. Sia giusto reso che in questo secondo episodio i fatti assumeranno una direttrice più intricata sul lato della negromanzia voodoo, sicché si dovrà recuperare sputazze e fare sortilegi, e tutto in funzione dell’ottenimento di un vascello che poi... gli enigmi sono di una intelligenza letale. Anche quando l’assurdo sembrerà prevalere vi sarà pur sempre un percorso indicante la via, la soluzione. Punta e clicca, e poi il resto viene automatico quanto la pratica di comanda degli ordini, immessi alla base dello schermo, nonché dell’azione di utilizzo degli oggetti, che potranno tra loro essere combinati per la creazione di ulteriori utensili. Un capolavoro, è ovvio. Ma un trattato di formazione, anche, che ci sentiamo di sottoporre alle adolescenze supergiovanili, le stesse tirate su dai vari GTA (ahinoi) e che restano spurie della gioia che può dare un videogioco dove si adoperi in sinapsi, meccanismi cerebrali e ingegno.










  Piattaforma Amiga ECS / OCS
  Titolo Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge
  Versione UK
  Anno immissione 1992
  N. Giocatori 1
  Produttore U.S. Gold
  Sviluppatore LucasArts
  Designers Mark Haigh-Hutchinson, Tami Borowick, Vince Lee, Brad P. Taylor [....]
  Compositori Clint Bajakian, J. Anthony White, Michael Z. Land, Peter McConnell, Robin Goldstein
  Sito Web www.lucasarts.com
  Sist. di controllo Analogico - Mouse
  Numero tasti 1
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Laterale
  Formato Floppy Disk
  Numero supporti 11
  WHDLoad Sì [link]
  Genere Adventure
  Rarità
  Quotazione 15 - 20 €
  OST No

 

Nel corso del ’91 il videogioco consegue i formati PC MS-Dos in 256 colori VGA, Macintosh (con uguale colorazione) e Amiga 32 colori. Una versione Fujitsu FM Towns verrà realizzata da Victor nel tardo ’94 in formato CD-Rom. In ragione dello scarso volume di vendite fatto riscontrare dall’adattamento del primo Monkey Island, e ancorché già in via di sviluppo, il port Mega-CD subisce cancellazione verso il ’92. Nel 2010 esce Monkey Island 2 Special Edition, che dell’avventura è edizione multiformato in HD coi controlli riadattati per i joypad e i touch-screen.