GUWANGE
di @Luca Abiusi

guwangeflyer.jpg (15168 bytes)Persiste più di una singola via percorribile in fase di realizzazione di uno sparatutto. Vi è tragitto che porta alla distruzione arbitraria dello schermo, col fattore strategico ridotto all’osso. Vi è il tracciato del prodotto dignitoso, che vuole innovarsi sui metodi di sgretolamento del boss. E poi vi è il sentiero della lungimiranza, sul quale è possibile stravolgere i canoni competenti il genere anche manovrando nel classicismo dello shoot ’em up di tradizione, ed è qui che Cave mette la sua cultura in funzione della storia del manic shooter, nel Novantanove, qualche anno dopo le navi spaziali di Dodonpachi. Con Guwange si ritorna al medioevo. Il periodo è quello Muromachi (1336-1573) del Giappone dei guerrieri e delle magie, di battaglie tra feudi e racconti di mostri, fantasmi. Cave opziona la strada della redenzione: dopo un certo numero di shoot ’em up a sfondo fantascientifico la si vede intessere un arazzo storiograficamente esatto, diffusamente elegante, artisticamente significativo. Con Guwange si staziona sui territori più elevati dello shooter verticale per sale giochi pur in un periodo anomalo per il settore, non ancora nel baratro della crisi ma di certo distante dalla festa di proiettili di inizio Novanta.  

Tre i personaggi selezionabili, tutti aventi uno spirito guida da utilizzare come diversivo di attacco: l’innovazione arriva sulla scorta di un gameplay apparentemente lineare dove Cave mette alla prova l’avventore attraverso condizioni di uccisione modificabili e moltiplicabili in accordo al mutamento di strategia; il rilascio di una smart bomb sarà realizzabile in concorso alla potenza spirituale, ma anche in funzione della quantità di fuoco prodotta dagli avversari. Seguirà clamorosa la guerra di ferro e armature, purché vi sia in essa il rigore sincronizzato dello sparo e ancora l’arma di un gameplay che sostenga una gabbia di spostamenti schematizzati in due sistemi di counters inversamente proporzionali. Il punteggio andrà così modificandosi sulla base di linee di sparo che agiscano a favorire la distruzione ramificata del nemico. Per cui colpire in successione tre o quattro guardie appartenenti al medesimo esercito farà incrementare uno skull counter che allorquando riempito ricompenserà in monete d’oro (coin counter). Può essere importante assumere la disciplina del portamento sul timing e quindi sul tempismo con cui gli eserciti avversari dovranno essere colpiti. Allora acquisto di visuale, senso del ritmo e sterminio in sequenza: non avremmo desiderato altro, e invece vi è pure un buon numero di segreti e oggetti nascosti.

Guwange è una indiscutibile prova di carattere. L’artwork marziale di ricerca storica scrupolosa, questo character design che si assesta davanti ai dettagli dello sfondo riferiscono l’abilità di Inoue oltreché la maturazione stilistica di Cave. Il periodo Muromachi è rievocato con manifesta passione per gli accadimenti enarrati nelle leggende del Giappone antico talché trovare uno shooter che gli sia pari in tal senso risulti impensabile. Un coloramento a strati e intenso sul tono, l’ausilio di animazioni fluidissime, sprites enormi e velocità serrata realizzeranno una visione assolutamente romantica della battaglia lì quando Cave traccia il level design di scorrimento e miete sostanza traverso la spiritualità onirica dei personaggi, intingendo il pennello dello scriba e infine ricercando l’alchimia tra suoni e immagini, a definire la pace dei sensi. Quindi la scrittura sonora esprime ridondanza, e pure il lirismo dell’arpa e dei cori sa ricadere nella via di risoluzione dell’equilibrio, per restare sospeso tra lo strumento a fiato e lo stridere involuto di un oboe. Si dovrà giostrare nel segno della discontinuità, oltre le dottrine dei Maestri e come forma di superamento di una generazione, per avere il privilegio di partecipare di uno spara e fuggi di livello superiore. Con Guwange solchiamo le zone più autenticamente adulte del videogioco bidimensionale moderno, e sia dato atto a Cave d’aver saputo evolvere la struttura unidirezionale dei suoi sparatutto al punto di potervi istituire un genere speculare al mero sparare verso l’alto.






 

  Piattaforma Coin-op
  Titolo Guwange - ぐわんげ -
  Versione Giapponese
  Anno immissione 1999
  N. Giocatori 1/2
  Produttore Atlus
  Sviluppatore Cave
  Designers Kenichi Takano, Junya Inoue, Akira Nakabayashi, Hiroyuki Tanaka, Atsushi Aburano
  Compositore Masahiro Kusunoki
  Sito Web www.cave.co.jp
  Sist. di controllo Digitale - Joystick
  Numero tasti 3
  Orientamento Verticale - Tate Mode
  Scrolling Verticale/Laterale
  Risoluzione 240 x 320
  Formato PCB - CAVE 68000
  Emulazione Completa [testato su MAME]
  Genere Shoot ’em up
  Rarità
  Quotazione 300 - 350 €
  OST Sì [Guwange Arrange Album + Original Sound Track, 2010, Cave]

  Curioso come Guwange non abbia mai ottenuto edizioni esterne a supporto fisico. Sicché, i port attualmente avvistabili riguardano in effetti la pratica del pay-to-play anche quando si va a rovistare tra i DVD della Cave Shooting Collection, che al suo interno Guwange lo contiene anche, ma solo in forma di codice per il riscatto della già esistente edizione Live Arcade (XBOX 360, con dentro l’opzione Blue Label). Il videogioco è altresì uscito per telefonia mobile i-mode e Yahoo Mobile, ma diviso in due capitoli. Guwange DX, rilasciato successivamente, riunisce le due parti e ne potenzia le grafiche.