VIRTUA STRIKER
di @Luca Abiusi

albatrosscover2.png (107305 bytes)Nel ’95 la crociata tridimensionalista di Sega arriva a un punto di svolta. I poligoni, che in Virtua Fighter muovevano in flat shading, sono adesso rivestiti di tessiture da una libbra ognuna; l’anima Model 2 del processore centrale era quanto di più impensabile un sistema per videogiochi potesse elaborare e lo si realizzò a vedere Virtua Striker ergersi in rolling demo ancora, nemmeno in fase di gameplay. Di certo, le simulazioni calcistiche avrebbero dovuto fare i conti con il titolo della Sega, presto o tardi. E non si tratta neppure di una simulazione, attestato che Virtua Striker riprende il discorso del calcio inteso come calcioni agli stinchi e tiri da metà campo incominciato da SNK con la saga di Super Sidekicks, per non venir meno al tacito regolamento del soccer per sale giochi: tira tira tira, trucco tira spara spara goal. Arbitro a parte, certo, che a onor del vero in Virtua Striker non è un pupazzo di marzapane, il quale in effetti sul fallo da dietro si concede anche il lusso della sanzione. Visto adesso il calcio di Sega può essere ingenuo, e tuttavia non manca la sobrietà dell’esaltazione di fonte a sfide ignoranti da vincere impugnando il joystick.

Urge opzionare una qualche squadra. Ve ne sono diciotto, perlopiù inserite per blasone, ma ci sono anche le nazionali scarse come la Korea o il Giappone. Nessuna squadra sembra prevalere su di un’altra se non per talune caratteristiche alla fine marginali e quindi, avventore permettendo, ogni formazione è potenzialmente in grado di conquistarsi la finale. Il sistema di controllo a tre tasti – mantenuto tale anche nelle successive edizioni – consente il passaggio rasoterra, il cross (o lob) e naturalmente il tiro in porta, per cui graziati dalla funzionalità di cotanto metodo già dopo il minuto scarso di gioco diverrà tutto chiaro: passaggio in verticale smarcante, preferibilmente basso, discesa sulla fascia, cross e tiro. Acquisito il metodo si otterrà ulteriori tipi di segnature, come il tiro chilometrico da fuori, e si apprenderà di interessanti trick per conseguire il goal matematico. Il gameplay a due è un concerto di scorrettezze e di sputazze, di spintoni, di insulti, imprecazioni, amicizie finite. L’approccio a certo numero di passaggi consecutivi è possibile, sfruttando il radar, ma non consigliabile se si vuole ottenere risultati soddisfacenti ai livelli avanzati. Ma Virtua Striker è un buon videogioco del calcio tuttora grossomodo per la variazione sulle azioni realizzabili: si può insaccare di testa, su tiro di volo, in rovesciata, piazzando all’angolo, a pallonetto. La velocità è tale da istruire il giocatore in funzione del suo istinto, e nondimeno di una sua latente abilità a saper realizzare il tempo di pressione del tiro.

Non ci vuole molto a scrivere di un videogioco come questo. Chiunque a quei tempi frequentasse una sala giochi adorava Virtua Striker in quanto videogioco riguardante il calcio, ma invero anche per l’assoluta novità delle grafiche. Si necessita di collocare il calcistico Sega tra i titoli sportivi più significativi del ventesimo secolo malgrado il basso livello di verosimiglianza strategica con lo sport referente. Ma quello del team AM2 è piuttosto un tributo appassionato al “momento calcistico” e alle sue fasi più culminanti, l’azione ultima che ti porta a gonfiare la rete e a esultare manco avessi vinto chissà che. Sicché non vi sono tempi morti in Virtua Striker. Il consumo usa svolgersi sui binari di una telecamera virtuale che esalta il deambulare dei calciatori nelle fasi di prodezza balistica d’attacco; le schermaglie tecnico-tattiche di centrocampo Virtua Striker le cede ai manageriali. Lui quindi impugna una filosofia calcistica di tensione in cui sia possibile segnare o subire un goal in qualsiasi momento della partita. A rendere concreto questo stile di gioco vi è una tecnica visuale che inquadra il pallone – e che ne segue gli spostamenti ad altezza uomo – avvicinando quando necessario la camera e celebrando la fase del tiro nel carrello finale. Si avverte cognizione di essere in campo. Le animazioni sono per questo splendide, prodotto di un motion capture culminante nei voli del portiere, che respinge e blocca la palla in atto verosimile. La palla risponde a sofisticate routine di attrito e di impatto, e sulla dinamica del tiro in porta esplode distante stampandosi sulla traversa, rimbalzando con impressionante realismo su di un manto erboso texturato su diversi strati. Noi amiamo Virtua Striker. Per quanto a metà anni ’90 vi stessero di fianco cose come Virtua Fighter 2, Tekken e King of Fighters ’94, il primo gettone se lo prendeva lui.









 

  Piattaforma Coin-op
  Titolo Virtua Striker - バーチャストライカー -
  Versione Giapponese
  Anno immissione 1994
  N. Giocatori 1/2
  Produttore Sega
  Sviluppatore Sega AM2
  Designers Satoshi Mifune, Masaki Yamashita, Kentaro Fujita, Mika Aizawa, Yuji Hirukawa
  Compositore Hideaki Miyamoto
  Sito Web www.sega.co.jp 
  Sist. di controllo Digitale - Joystick
  Numero tasti 3
  Orientamento Orizzontale - Yoko Mode
  Scrolling Multidirezionale, 3D scaling
  Risoluzione 496 x 384
  Formato PCB - SEGA MODEL 2B
  Emulazione Imperfetta nel suono [testato su MODEL 2 EMULATOR]
  Genere Sport
  Rarità
  Quotazione 90 - 110 €
  OST Sì [Virtua Striker & Virtua Striker 2, 1997, Pony Canyon]

  Sebbene inizialmente previsto, e ne forniscono testimonianza i banner pubblicitari “Sega Saturn” presenti a bordocampo, l’adattamento per il 32 bit Sega rimase a uno stadio di progettazione. L’unica conversione del videogioco per sistemi domestici avviene nel febbraio del 2013 sui canali PSN e Live Arcade di PlayStation 3 e XBOX 360. Il port adatta le grafiche ai pannelli HD e rispetta l’originale ratio in 4:3.

                                  






















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