EMERALD DRAGON
di @Luca Abiusi

Media Works decise di evitarsi di trascrivere il codice della versione X68000, che pur aveva conseguito il riconoscimento della critica, oltreché discreti guadagni. E comunque fu grazie ai dati di vendita ottenuti dalle versioni personal computer che si potè in seguito concredizzare questa edizione PC Engine CD, coprodotta dalla Nec, che rivedeva in parte lo script originale ma che anche ne ampliava il sottotesto fino a realizzare un jRPG monumentale, graficamente in grado di surclassare qualsiasi altra produzione di genere per PC Engine e di competere ad armi pari con la quasi totalità dei giochi di ruolo realizzati sul Super Famicom. Emerald Dragon formato CD-Rom è un videogioco potente. E lo è malgrado la presenza massiccia dei kanji nei menu e durante tutti i dialoghi, fatto che potrebbe scoraggiare i neofiti ma che con un minimo di pratica ripagherà una struttura che comunque non vuol farsi del tutto condizionare dalle meccaniche testuali.

La storia racconta di un genocidio di draghi in un tempo lontano lontano, di una compagnia di avventurieri, di una principessa alla ricerca della sua terra dimenticata e, immancabilmente, di un drago scampato al massacro della sua razza. Intrisi di romanticismo, gli accadimenti evolvono adulti cagionando un sentimento di rara immedesimazione con i protagonisti avventori, una simbiosi che saprà coinvolgere stimolando, per effetto, la esplorabilità dei luoghi. Le azioni da compiere in game richiamano alla tradizione nipponica del genere, prevedendo l’utilizzo di pozioni, pergamene e tutta una oggettistica specchiante il contesto spazio temporale. Quello di Emerald Dragon è un medioevo lussureggiante il cui splendore rischia il disfacimento e la sopraffazione, dacché il male dilaga oltre le lande mistificandone la purezza. Starà a noi decidere le sorti del mondo conosciuto e indirizzare gli avvenimenti sul binario giusto, vagando per boschi e villaggi, regni decaduti e terre maledette da cui nessuno usa tornare mai. L’acquisto di esperienza è una questione di sinergia. Il valore della giostra, invece, concerne di nobiltà d’animo prima ancora che di abilità, ancorché le meccaniche che regolano gli scontri sovvengano intuitive e giammai mortificanti.

Viene in mente Shining Force. Eppure qui il meccanismo della turnazione si evolve verso una idea ruolista polistrutturale, che menziona Ys – i colpi inferti al nemico diventano effettivi al contatto – e Tales of Phantasia il giocatore deve muovere direttamente col protagonista, in questo caso Atolshan, benché una opzione di comando secondaria consenta di affibbiare al party un circoscritto reticolo di azioni – al fine di realizzare maggiori vie strategiche e offrire profondità laddove il jRPG classico dispensa abitudine. La geografia. Emerald Dragon non è un jRPG classico e l’avventore se ne rende conto esplorando gli (immensi) spazi di interazione, che si scopriranno essere pensati come luoghi privi di interruzione di continuità: se il girovagare griffato Squaresoft perlopiù consisteva nel perlustrare territori geograficamente slacciati dalla mappa e descritti da una icona di riferimento (la casa stava per villaggio, la torre per roccaforte, il castello per...castello) adesso, con Glodia, l’intero mondo è figurato come luogo unico e indivisibile, e l’idea stessa di copertura spaziale si estende alla revisione della randomizzazione del combattimento, il quale, per quanto ancora arbitrario, si depriva del prevedibile agguato campale divenendo parte attiva del gampelay anche durante il bivacco dei villaggi. Il fattore sorpresa viene così istruito a funzione centrale per la sopravvivenza della sfida, e della stessa narrativa, e non vi è modo di abbandonare l’avventura poiché Emerald Dragon sa come allietare chi manovra, dall’esterno, con le sue grafiche di alto dettaglio e luminosissimo colore, con le sue caratterizzazioni epiche, con le sue musiche in chiptune mirabilmente integrate alle tracce audio e infine con la poetica del racconto, che è percepibile puranche col limite della barriera linguistica.








  Piattaforma PC Engine Super CD-Rom²
  Titolo Emerald Dragon - エメラルドドラゴン -
  Versione Giapponese
  Anno immissione 1994
  N. Giocatori 1
  Produttore Nec Home Electronics Ltd.
  Sviluppatore Glodia / Media Works
  Designers Hiromasa Iwasaki, Shōji Masuda, Akihiro Kimura, Atsushi Ii, Hiroshi Hasegawa [....]
  Compositori Yasuhiko Fukuda
  Sito Web jpn.nec.com
  Sist. di controllo Digitale - Joycard
  Numero tasti 3
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Multidirezionale
  Formato CD-Rom
  Numero supporti 1
  Compatibilità NTSC-J [] NTSC-U/C [No]
  Genere J-RPG
  Rarità
  Quotazione 10 - 20 €
  OST Sì [Emerald Dragon Premium Sound Selection, 1994, MediaWorks]

  Verso la fine del 1989 il videogioco consegue iniziale compilazione sulla linea di personal computer della Nec PC-88 e 98, per successivamente accomodarsi su X68000 ed FM Towns con grafiche assai migliori. La versione MSX2, ancorché inferiore alle precedenti in termini di visuali, rivendica una componente acustica di impatto. Il port Super Famicom, realizzato da MediaWorks un anno dopo l’adattamento PC Engine CD, taglia le sequenze animate dell’anzidetto ma riesce a non sfigurare anche davanti alle versioni per computer a 16 bit in virtù dell’inserimento di effetti grafici proprietari in Mode7, oltreché del parallasse. Assumendo che il progetto di localizzazione PC Engine CD – in accordo con Ys Utopia – risulti in stand-by dal 2015, il versante Super Famicom è anche l’unico a poter esibire un rom-hack di traduzione inglese amatoriale. La narrativa di Emerald Dragon si ispira allo Zaroastrismo.