ICO Limited Edition
di @Luca Abiusi

“I grandi artisti sono quelli che impongono all’umanità la loro particolare illusione.”...Guy de Maupassant

Perduti nella terra di confine accade di ridestarsi, di rimanervi orfani, ed è la stessa cosa che succede quando ultimato Ico imperversa il malessere dell’abbandono e sai che l’odissea non tornerà se non come lampi di luce, figurazioni dove il videogioco usi redimersi in forma di affisso, monumento a progenie di un futuro distante. Non è missione di chi scrive di classare l’opera di Fumito Ueda poiché chi scrive, appunto, è solamente umano. Si tenterà semmai di tracciare l’illusione del mondo parallelo. Maldestramente, si cercherà di raccontare le avventure dell’impavido che si oppone alle forze del male e di marchingegni adducibili al platformer a completamento di enigmi, e ancora Ico si dilaterà in avanti l’iscrizione al genere perché il genere venga poi destituito: «ho voluto realizzare il ritorno all’avventura dinamica di Eric Chahi, il contatto tra due unità umanoidi che avvenisse all’interno di un altro mondo, un’altra terra». Oltre al suo prevedibile accostarsi a una lettura ideocraticamente poetica, introdotto all’idillio dello spazio dimensionale Ueda declama un percorso d’intenzione a camera in campo lungo che realizzi, in un corpo unico, la funzione autocentrista della fotografia.

Il contatto con Yorda, lacerante, suggerisce che il solo pensare di allascare la stretta sarebbe da codardi, foss’anche a cagione di stazione nel lugo ove lo spettro s’accampa in avamposto, ché vuol portare tenebra alla luce e solcare l’inquietudine, di mezzo al tiraggio del fulcro, la risoluzione del meccanismo su per torrioni in pietra grezza; il rampicare l’arcano devìa al distretto del preservare la sacralità di Beatrice e sull’ideale dell’eroismo, chanson de geste il cui acciaio divenga legno che trapassa il nero, che rigetta lo spettro del ritorno al reale. Ueda descrive di luoghi non descrivibili. Assume, per licenza di magisterio, l’ufficio del dirigere all’estremità del possibile – e dell’estimabile – a indurre ancora il modello precambriano come monito verso un predeterminato metodo di sofisticazione dei controlli, e per questo Ico è minimale per sistemi di spostamento e interfacce, e mira a ripulirsi degli artefatti e degli HUD che avrebbero altrimenti compromesso il pannello al raster. Yorda si afferra con lo shift laterale. E non sia mai di perderla di vista, ciò nondimeno la donzella è tutto fuorché un automa: ha personalità. È in grado di arrivare verso l’appiglio, di risalir di scala e pure cerca la protesa mano di Ico sospesa nel vuoto, davanti al crepaccio, e vertiginoso è il deambulare tra queste geografie a strapiombo, vento che scuote i pilastri del cielo sicché rimanervi a ottenere di ricompensa in manufatti e massi, ponti sospesi che traversano il mare sancisca il bisogno primario dell’interazione. 

Allegro ma non tanto, concerto n. 3 di Rachmaninov, Ico sovverte la costumanza del classico e adesca il virtuosismo. La colonna sonora portante è il suono della tramutabilità, così il risuono del passo cadente dei due d’improvviso diventa il trapasso dell’effetto sonoro in sintesi a trentadue bit. Nessuno slancio d’archi che enfatizzi gli eroismi, i sentimenti. Interverrà piuttosto un assai più rarefatto apparato di acustiche di verosimiglianza, di assoluta pertinenza ambientale benché poi non venga a mancare il canto dei titoli, in accordo con Sony. Il Graphic Synthesizer è definitivamente reso al centro degli elaboramenti tridimensionali d’alto rateo in trenta fotogrammi, eppure è la tessitura a rendere al monolito il suo apogeo, l’ornamento in granuli di roccia e affreschi, giardini di steli in verde fulgido, camminamenti a perdita d’orizzonte. La parete. Il complesso infrastrutturale. L’immensità. Ueda, amighista convinto, ultimo scapigliato del videogioco aumenta la prospettiva e i punti di latenza del pre-rendering per istigare il poligono in tempo reale, sebbene non si derubi poi dell’opportunità di fare grande azione di cinepresa sì concedendo di allargar visione sulla manopola di destra, ma pur definendo la sua sequenza di immagini non modificabili in ordine di messa in angolo. La nuova corrente dell’arte visuale che Ico decide per estendibilità del media di là dei suoi margini di pertinenza, lì dove il gioco elettronico si svincola del significato più stretto si fa luce all’annettere di questo racconto non scritto che l’autore fa suo all’atto accordante la carne, al collimere di entità verosimili e comunque sovrannaturali, ché allontanare il realismo era l’unica via attraverso cui riscuotere il favore della trascendenza.









  Piattaforma PlayStation 2
  Titolo Ico - イコ Iko -
  Versione Italiana
  Anno immissione 2001 [2002 ed. italiana]
  N. Giocatori 1
  Produttore Sony Computer Entertainment
  Sviluppatore SCE Japan Studio
  Designers Fumito Ueda, Takeshi Ambe, Atsuko Fukuyama, Mizuki Muramatsu, Katsuhiko Abe [....]
  Compositori Michiru Ōshima, Masaaki Kaneko, Keiichi Kitahara, George Asahi
  Sito Web www.jp.playstation.com/scej
  Sist. di controllo Analogico - Joypad
  Numero tasti 4
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Multidirezionale
  Formato DVD-Rom
  Numero supporti 1
  Compatibilità PAL [Si] NTSC-J [No] NTSC-U/C [No]
  Frequenza video 50 / 60Hz
  Genere Cinematic platformer
  Rarità
  Quotazione 40 - 60 €
  OST Sì [ICO ~Melody in the Mist~, 2002, VORN / SME Visual Works]

 

Verso il ’97 il videogioco è pensato per funzionare su PlayStation. Verrà quindi spostato su PlayStation 2 in corso di sviluppo conseguendo un periodo di gestazione complessivo di quattro anni all’incirca. La versione giapponese, insolitamente successiva all’edizione nordamericana (la prima a venire immessa), resterà per contenuti identica alla controparte europea; in Nord America, il videogioco mostrerà lievi differenze in merito alla difficoltà di alcuni enigmi, che vengono resi più risolvibili, e riguardo l’impossibilità di ottenere alcuni bonus secondari come la funzione di gioco con Yorda, che resterà prerogativa delle restanti versioni. Dietro sviluppo di Blupoint Games, e comunque sotto supervisione dello stesso Ueda arriva nel 2011 una collection per PlayStation 3 contentente le revisioni in HD di Ico e Shadow of the Colossus. In Giappone, tuttavia, i due titoli verranno scorporati e resi in Blu-ray singoli in un contenitore formato deluxe [ICO / Wander and the Colossus Limited Box]. Il port in alta definizione, che ha come riferimento la versione europea, aggiunge la funzionalità del 3D stereoscopico.