SHADOW OF THE COLOSSUS
di @Luca Abiusi

“M’illumino d’immenso.”...Giuseppe Ungaretti

Ci verrà chiesto di recedere alle occasioni edificanti del Nostro passaggio terreno in modo da tornare a Shadow of the Colossus e al colluvio d’mmagini. Non una qualche azione significativa che muta il corso degli umani eventi ma un dipinto che li nobilita, come quando portammo a salvazione Yorda nel tragitto che avrebbe illuminato il videogioco d’oriente; affronteremo i colossi di Ueda consapevoli di ripercorrere l’etereo monumentale. «Volgi lo sguardo al cielo, eroe dagli occhi pallidi, e non temere, partecipa d’infinita bellezza», sembra prounziare la voce fuori campo dianzi al primo gigante, e parremo insignificanti al suo incedere. I colossi di Ueda, opere d’arte viventi, grandiosi per possanza ed estensione, pressoché sottesi al prolungamento della natura circostante si contrastano all’uomo e trasfondono irripetibile il sentimento del culto, eppure all’atto dell’osservazione si contrerà il desiderio di annullamento, ricurvi del dolore per la amata ceduta al sonno. Traversando la eco più shakespeariana della tenzone, Shadow of the Colossus descrive lo stato di catarsi tra il bene umanista della ragione e il male relativista della materia.  

Ci si immagina uno spazio asettico, tra i divisori di uffici bianchi, all’ultimo piano di un edificio bianco al centro di Tokyo. Il Team ICO è al lavoro su Wanda e i Colossi. Un dettaglio superficiale del destriero sta per essere rimosso; Agro apparirà sinuoso, selvaggio. «Più verde» sentenzia Ueda dal fondo della stanza, «la terra arsa va bene, ma voglio brutalità, foreste antiche oltre i deserti». Gli storyboard sono quasi pronti, manca Grandis Supernus, il titano finale. Si può dire che Shadow of the Colossus si erga a una fabbricazione in silico del videogioco, dove è la coerenza tra gli elementi a muovere i pachidermi, maestosi nell’azione rallentata che ne magnifica l’abbattimento. Wanda solleva la spada verso il sole. Il riverbero indica la via d’accesso al prossimo colosso. Si è lontani dalle classi avventurose o da qualsiasi esplorativo a orientamento arcade; se è vero che l’ispezione delle pelli irsute dei giganti ispiri i meccanismi dell’action game, è lampante nella stessa misura la restaurazione in loco dei generi ludici conosciuti.

L’acciaio attraversa le carni, truce, nel punto debole di questo dio dell’Olimpo, il quale scuote il capo bruscamente, reagendo a scossoni. Wanda è sbalzato in aria, ma ricadendo si aggrappa disperato e sferra il colpo ferale. Ogni colosso è in realtà un enigma stratificato, semovente, in movimento. Al cospetto del ciclopico Gaius, che domina la torre al di là del lago, si è impotenti; solo una indagine adiacente i luoghi della contesa porterà risposta, nell’attimo in cui la natura silvestre si aggrega alla bestia entrandovi in simbiosi. Belua Maximus giace all’ombra del tempio. Wanda, pur temendone la furia divina, gli si accosta, spavaldo. I suoni sono crepuscolari, accrescono la eco di mistero raffermo, in pietra. È l’anticamera dello scontro. «Bisogna battere sul cambio dei toni, esaltare la scalata» realizza Otani volgendosi all’orchestra, «voglio sentire gli archi cantare, e più vigore in quel vibrato, signori». Shadow of the Colossus è prima quiete, poi tempesta. Una tempesta impetuosa quanto il volo di Avis Praeda, che va conquistato da un’altura, in picchiata, per solcare i cieli e affondare la spada, ancora, poiché il di lei sonno eterno venga spezzato. Ci si immagina la natura inviolata, tra le rocce di un santuario, in cima a una montagna bianca, oltre i portali bianchi. Sono trascorsi mille anni dall’estinzione dell’uomo. Lo stallone nero corre a briglia sciolta; un bagliore accecante ne arresta l’impeto. «Buono Agro» bisbiglia Ueda, «si torna a casa».        











  Piattaforma PlayStation 2
  Titolo Shadow of the Colossus - ワンダと巨像 - Da giapponese: Wander and the Colossus
  Versione Europea
  Anno immissione 2005 [2006 ed. europea]
  N. Giocatori 1
  Produttore Sony Computer Entertainment
  Sviluppatore SCE Japan Studio
  Designers Fumito Ueda, Junichi Hosono, Masashi Kudo, Takashi Izutani, Takeshi Asano [....]
  Compositori Kow Otani
  Sito Web www.jp.playstation.com/scej
  Sist. di controllo Analogico - Joypad
  Numero tasti 8
  Orientamento Orizzontale
  Scrolling Multidirezionale
  Formato DVD-Rom
  Numero supporti 1
  Compatibilità PAL [Si] NTSC-J [No] NTSC-U/C [No]
  Frequenza video 50 / 60Hz
  Genere Cinematic platformer
  Rarità
  Quotazione 40 - 60 €
  OST Sì [Wander and the Colossus Original Soundtrack: Roar of the Earth, 2005, King Rec.]

 

La produzione del videogioco inizia intorno al 2002 (nome in codice “Nico”) come poteziale sequel di Ico. Tuttavia Ueda ne avrebbe modificato la direzione per iniziare un script del tutto nuovo, ancorché sempre connesso al precedente sulla linea temporale. La versione Europea di Shadow of the Colossus, che arriva nel febbraio del 2006, rivela nella sua prima stampa il medesimo formato “deluxe” della Limited Edition di Ico. Per cui si avvista al suo interno un set di quattro card illustrate e contenuti inediti consistenti in filmati di “making of” e “concept art”. I formati PAL, che offrono la possibilità di switch per i 60Hz, confermano le opzioni del progressive scan a 480p e il display in 16:9. La versione PlayStation 3 del 2011 [ICO / Wander and the Colossus Limited Box in Giappone], che realizza una risoluzione nativa di 960x1080 espansa orizzontalmente a 1920x1080 risulta notevole per la revisione completa dei tessuti e per via del miglioramento del framerate.