AKUMAJOU DRACULA
di @Luca Abiusi

Realizzato verso la fine del 1988, immediatamente dopo l’uscita di Simon’s Quest, Haunted Castle sarebbe entrato nella storia in quanto unico coin-op dedicato alla saga di Castlevania. Titolo controverso, si direbbe. Il design sembra sterzare in direzione di stili desemplificati e maggiormente arcade sul lato della corporatura degli sprites, e difatti Haunted Castle ha il pupazzo principale bello grosso a voler distanziare i referenti per console nel periodo in cui il fenomeno Castlevania non è ancora del tutto esploso. Grazie ai servigi dell’hardware Z80 a 3.58 MHz vengono sicché surclassati, e piuttosto nettamente, i limiti estetici di Nes ed MSX, che in sede di colorazione non potevano rapportarsi a un chipset per sale giochi, però poi il nuovo Castlevania resta comunque orientato al platformismo convenzionale e non si distingue per invenzione in quanto mira a rispettare i meccanismi di salto e frusta applicabili su joypad Nintendo. Ritornano gli zombie. Ma anche gli scheletri viventi, i mostri, i demoni, i pipistrelli, i ciclopi e il rimanente cast fantasmagorico e medievale e contaminato.

Per tipo di esperienza si è in pieno classicismo bidimensionale. La linearità con cui si procede non realizza la deviazione del percorso e non si dovrà che ammazzare bestiame e procedere fino al guardiano. I sei mondi risultano piuttosto estesi in metripixel benché scarnificati sul fattore level design, dacché la variabile più rilevante sta nel dislivello occasionale, nella scalinata, nel trespolo da conquistare al salto per riaffermare il genere e così rendere, sulle aspettative Konami, la consumabilità estesa a larghe schiere di manovranti. Sulla questione arsenali a bassa tecnologia il prode Simon Belmont (sì, il protagonista è di nuovo lui) può acquisire quattro attrezzi speciali tra bombe, boomerang, stopwatch e croce, e due ulteriori armi primarie consistenti in una palla ferrata e una spada, così da produrre l’upgrade della classica frusta. Indubbiamente si manipola un titolo a piattaforme che è più pensato come variazione horror al Rastan di Taito che come risposta mainstream ai capitoli per otto bit. Meglio non parlare del livellamento del coefficiente di difficoltà: la frustrazione del dover soccombere quasi inevitabilmente a causa di un attacco simultaneo portato da uno zombie e uno scheletro, e da entrambi i lati dello schermo, pregiudicherà da subito il gameplay. Non che il titolo sia ingiocabile, ma è pur latente la condizione di impotenza che si pianta sul pattern e la rigida memorizzazione.

Il dictat Konami del dover tediare l’essere vivente medio deriva anche da questo sistema a singola vita che non va affatto bene per un coin-op: benché venga ripristinata la barra energetica, la stessa poi tende a restringersi rapidamente e alla minima collisione. Inoltre, vi sono tre soli continue. Quindi se da un lato il fattore longevità viene a giovarne, la volontà di fare a pezzi il cabinato – o il PC, in caso si utilizzasse un emulatore – a causa del maledetto mostro di fine livello che sputa fuoco ovunque e per il fatto di dover gestire la goffaggine dell’omino con la frusta, il quale sembra tutto fuorché un Belmont, diverrà atto concreto dopo mezz’ora di gioco. Va detto che iniettandosi adrenalina in vena e quindi massimizzando l’upgrade al fine di risolvere il pattern, nonché rinunciando a vivere per un paio di giorni, il titolo sia ultimabile perdendo giusto tre, quattro chili. Il design aiuta. Le grafiche fanno il verso alla generazione B-Movie a sfondo horror degli anni ’60, e generalmente rendono intense sfumature cromatiche. Convincenti allo stesso modo le animazioni in quanto provviste di un discreto numero di fotogrammi in atto di intercalazione di protagonisti e antagonisti. Le musiche, che in piena tradizione Konami restituiscono in modo convincente gli ambienti pieni di muschio e cimiteri, meritano l’assolo separato. Peccato esser qui a dover riferire non così bene di questo Castlevania, che è platform pressoché medio e solo potenzialmente al di sopra degli standard. Una mirata fase di playtesting ne avrebbe possibilmente esorcizzati i limiti, eppure è anche tardi perché vi sia reso riscontro.








 

  Piattaforma Coin-op
  Titolo Akumajou Dracula - 悪魔城ドラキュラ - WORLD: Haunted Castle
  Versione Giapponese
  Anno immissione 1988
  N. Giocatori 1
  Produttore Konami
  Sviluppatore Konami
  Designer ...?
  Compositore Kenichi Matsubara
  Sito Web www.konami.co.jp
  Sist. di controllo Digitale - Joystick
  Numero tasti 2
  Orientamento Orizzontale - Yoko Mode
  Scrolling Laterale
  Risoluzione 256 x 224
  Formato PCB - Konami Contra Based
  Emulazione Completa [testato su MAME]
  Genere Platform
  Rarità
  Quotazione 250 - 300 €
  OST Sì [Oretachi Geasen Zoku Sono: Akumajou Dracula Music CD, 2006, Hamster]

 

Nel 2006 Hamster converte Haunted Castle in formato PlayStation 2 per la collana Oretachi Geasen Zoku Sono. Invero, pur assai curato dal punto di vista degli accessori (colonna sonora su miniCD, materiale d’archivio), il volume soffre di un certo grado di approssimazione nel codice d’emulazione. In ambiente arcade, il flyer americano rispolvera certo cinema horror degli anni ’60, cose come Christopher Lee, inserendo in premio mignottismo anni ’80.