MUCHIMUCHIPORK! & PINKSWEETS Limited Edition
di @Luca Abiusi

“Uso il rank system non tanto per necessità, ma perché fa guadagnare gli operatori .”...Shinobu Yagawa

Intercorre la routine del rank system inizialmente in vigore nel Novecento per la trilogia del bat su invenzione di Yagawa, col di lui giovane ego che mette il codice della ancor giovane Raizing. Che si ergeva dalle ceneri di Toaplan. Viene dato alla luce Batsugun; lo sparo che vuole distanziare la meccanica del pattern sullo sviluppo del calcolo dinamico-prestazionale inizia a meritarsi il consenso delle schiatte più snob nel senso dell’auscultazione arcade, nei quartieri della Tokyo borghese che trova normale l’indursi in narice polveri-pcb di Dogyuun e Truxton 2 ma così per abulia, e si può immaginare la di loro reazione all’inatteso spostarsi degli schieramenti di sprites già allo stage due punto uno: «しかし、これは不可能です。私を助けてママ、私は怖い。クルーエルBeckiiめでたしめでたし». Li si può capire. Ché in precedenza si registravano sequenze che diciamo anche non servirebbe annotarsi, quelle dove il mostro alieno di R-Type esplode e non si deve che rimanere a contemplare. Invece loro trovano come trainar punti anche lì; la posizione di Yagawa rispetto alla filosofia dello sparatutto arcade di costume è radicalmente diversa. La sua narrativa di decostruzione del prototipo di successore verticalista sul lato più strumentale prosegue dritta al binario della diversione di schemi per cui l’esperienza di trasmutamento dal tempo virtuale a tempo reale sia modello di purificazione dell’io vegliardo anche prima del gameplay di umano intendimento e di argomenti complementari quali il punteggio o le incipienti tecniche di assalto al boss ch’erano state fondamento delle teorie capcomiane. Sul motivo dell’evoluzione dello shoot ’em up che fu di Raizing, che ebbe nascimento in Toaplan, Muchimuchipork! & PinkSweets è un raccoglitore necessario. Vi accampano i due recenti coin-op firmati Yagawa che meglio descrivono il surclassamento del limite di confine arginante lo spara e fuggi giapponese di marche convenzionali, e chiaramente si è su pratiche di leziosità che il bifolco elettore al più non potrebbe capire dopo che nel Novecento gli è capitato di giocare a Gradius una volta. E comunque, Muchimuchipork! (titolo straordinario, si riferirà) appartiene al popolo.

Succede di selezionare PinkSweets: Ibara Sorekara, sequel di Ibara, e di morirvi in edizione Arcade. Sul versante “Arrange” lo stesso shooter si trasforma in una festa di “Rose Cracker” e moltiplicazione a sessantaquattro carati apparentemente intrisa di Ikeda, e si ottiene sinfonie di guerra differenti. Va però anzitutto notificata l’eccedenza di forma al gioco arcade, verticali intransigenze nel gestire l’aumento di affluenza del proiettile sulla frequenza di sparo, sull’acquisto di power-up, sull’uso del “Rose Cracker”. Tutto scatena il rank. E, di contro, nulla è utile a diminuirne l’ingerenza. Si può al massimo auspicare di rallentarne gli effetti su immissione di suicidi strategici e perentorio approvvigionamento di punti oltre il milione a recupero di extra vite, eppure il sistema della compensazione che aveva reso il suo meglio in Battle Garegga, dove si aveva per riferimento la bomba sicura che sapevi come e quando sganciare, in PinkSweets rivela un catastrofico errore strutturale in fatto di gamedesign e ancora incoerenze di scritture in sede di adempimento delle distanze tra schermi. La seguente compromissione dello scoring system innesca l’atto di scompenso, allorché la remissione del gesto non fa che deflettere la meccanica del guadagno; l’attacco al punteggio è creato sterile. Si opzioni l’«Arrange». Vi si troverà rasters stracolmi di scorie e proiettili cancellabili e detonazione, e un rivisto metodo di sparo à la Dodonpachi. Le grafiche, infinite, cantano la Nouvelle Vague del cinema animato giapponese, quindi il character design (Tomoyuki Kotani, già accreditato in Matrimelee e Mushihime-sama) di barocco spinto elegantissimo elegge sculture color miele, degli angeli bidimensionali al controllo di macchinari volanti a elica che s’involano in funzione di sparamento stylish volgente al saturo di placche di ferri, o technogiardini di viole e rose, o cannoni, cannuoli, ragazze d’alto bordo. La suoneria pop regge. Ammiccante il suono avanza sul contro-ritmo di una frizzicola con superiore equipaggiamento di schiume anche davanti a pepsicola, e traspare eccentrico il trambusto modaiolo gusto fragola.

Muchimuchipork! è generalmente umano. Interviene un lard meter degno di stima sul quartiere dello sparo parallelo di quando si spara per cavare il metallo pesante delle monete a forma di maiale, e difatti lo scoring system estrae essenza dall’overchaining ricavabile sul limite di 10.000 punti di moltiplicazione al pezzo, vendo oro in cambio di numerazione contante; il “tasto B” è del misuratore colmo. In azione di rastrellamento, e sicché il metallo venga dal mezzo tratto in risucchio, si disporrà pressatura di ambidue i tasti primari a fine di scansare l’interscambio in appoggio d’un manovramento più cordiale di semplicismo, ché all’esaurimento di stringa si ritorna in formazione virale di tipo A. Che non è una malattia trasmissibile per via ematica – e probabilmente anche sì, a pensarci – ma al contrario un doveroso vestibolo di ammucchio in preparazione della devastazione, che in ogni caso è succo di frutta e allegria, ma che è pur sempre devastazione per la donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole, col suo fascio d’erba; e reca in mano un mazzolin di rose e viole. Il rank, di nuovo avvertibile, è adesso evidentemente controllabile sugli “stock” di vite ausiliarie a corredo, che non devono superare le quattro unità. Se no si muore. Con Muchimuchipork! Yagawa assesta il suo colpo virtuoso. L’algoritmo dell’aggravio dei sistemi e dei proiettili potrà esser calmato con l’occasionale auto-uccisione e a seguito del risarcimento in giga punti e opportuno scatto di ulteriore vita, e si potrà allo stratagemma intercedervi in sicurezza ancora su stadi di avanzamento, sul livello cinque, in vicinanza dei pattern marziali da assumersi in lucidità. Se no si muore. Si vedono gli alberi ondulare. Allora le grafiche di Giappone grasso amichevole e contento, un po’ futuro, super elicottero e cose di uguale peso, rendono l’incantesimo del contesto in cui vi è radianza luminosa e su cui staziona positivissimo il videogioco del disimpegno, dell’intrattenere per un’ora a voler farsi anche l’«Arrange», ma un’ora piena di sole e di mare. Daisuke Matsumoto dice alla tastiera di suonare un funky interessante da serata estiva del Novecento, nel bar dove vi è un solo cabinet, ma un cabinet di classe del genere di un The Game Paradise o un Gunbird, videogiochi con le bambine che volano in verticale. Muchimuchipork! & PinkSweets è collezione letale. Nascosta dietro a Cave e ancorché condizionata da talune disfunzioni concettuali, cede al tre e sessanta l’ultima riconoscibile impronta della Raizing.









  Piattaforma XBOX 360
  Titolo Muchimuchipork! & PinkSweets - むちむちポーク&ピンクスゥイーツ -
  Versione Giapponese
  Anno immissione 2011
  N. Giocatori 1/2
  Produttore Cave
  Sviluppatore Cave
  Designers Muchimuchipork!: Shinobu Yagawa, Akira Wakabayashi
  Designers PinkSweets: Shinobu Yagawa, Akira Wakabayashi, Tomoyuki Kotani
  Compositori Muchimuchipork!: Daisuke Matsumoto, MASA-KING, Takeshi Miyamoto [....]
  Compositori PinkSweets: Daisuke Matsumoto, MASA-KING, MICHI “PAD-A”, Kizakura [....]
  Sito Web www.cave.co.jp
  Sist. di controllo Digitale/Analogico - Joystick/Joypad
  Numero tasti 3
  Orientamento Verticale - Tate Mode
  Scrolling Verticale
  Formato DVD-Rom
  Numero supporti 1
  Compatibilità Region free
  Genere Shoot ’em up
  Rarità
  Quotazione 160 €
  OST Sì [Muchimuchipork! & PinkSweets W Sound Track, 2011, Cave]

 

La Limited Edition di Muchimuchipork! & PInkSweets presenta, da tradizione Cave, un arrangiamento della colonna sonora (in doppio CD) e un DLC di contenuti esclusivi. Quindi i soundtrack di Tetsuro Sato (WASi303) e Koji Hayama cambiano stile, e benché riferibili alle OST sono da reputarsi due produzioni assolutamente parallele, se non del tutto indipendenti. Le conversioni dei rispettivi coin-op sono grossomodo riuscite. Anche se non si è potuto attuare il diretto raffronto con le schede, attendibili testimonianze riportano un grado di fedeltà vicino al 95% al rallentamento e sul bullet pattern. Si è inoltre optato per il mantenimento della risoluzione grafica originale, cui viene giusto integrato un filtro di smussamento con possibilità di zooming in modalità Tate. Infine, la collection è region free. Ciò sta a dire che funziona anche su console PAL ed NTSC-U. Il DLC, stampato su di un flyer avente illustrazione inedita, propone il Matsuri Mode, estensione di Muchimuchipork! dove si determina il crossover con PinkSweets.